Differenza tra microfoni tradizionali e microfoni di misura: perché non sono intercambiabili

Quando si parla di microfoni, molti pensano che esista semplicemente una distinzione tra dinamici e a condensatore. In realtà esiste un'altra categoria fondamentale, spesso poco conosciuta al di fuori del mondo professionale: i microfoni di misura.

A prima vista possono sembrare simili ai normali microfoni da studio, ma il loro scopo è completamente diverso.

Un microfono tradizionale è progettato per far suonare bene una voce o uno strumento musicale.

Un microfono di misura, invece, è progettato per dire la verità, anche quando questa non è piacevole.

Vediamo insieme quali sono le differenze.


Due strumenti, due obiettivi completamente diversi

La differenza fondamentale riguarda il progetto.

Un microfono tradizionale cerca quasi sempre di rendere il suono più gradevole.

Un microfono di misura cerca invece di essere il più neutro possibile.

È la stessa differenza che esiste tra:

  • una fotocamera professionale con filtri estetici;

  • uno strumento scientifico utilizzato in laboratorio.

Entrambi acquisiscono immagini, ma con scopi completamente differenti.

Lo stesso vale per i microfoni.


Il microfono tradizionale "ha una personalità"

Ogni microfono utilizzato per registrare o amplificare strumenti musicali possiede una propria firma sonora.

Questa può derivare da:

  • risposta in frequenza;

  • materiale della capsula;

  • elettronica interna;

  • trasformatore;

  • risonanze meccaniche;

  • scelta progettuale del costruttore.

È proprio questa "colorazione" che rende alcuni microfoni famosi.

Pensiamo, ad esempio, ai classici microfoni utilizzati sulle voci.

Molti enfatizzano volontariamente la presenza tra 2 e 6 kHz, rendendo la voce più intelligibile.

Altri attenuano leggermente le basse frequenze per ridurre l'effetto prossimità.

Altri ancora esaltano la brillantezza oltre i 10 kHz per conferire maggiore aria e dettaglio.

Tutto questo è intenzionale.


Il microfono di misura deve essere invisibile

Il progettista di un microfono di misura persegue l'obiettivo opposto.

Idealmente il microfono dovrebbe non avere alcuna personalità sonora.

La sua risposta dovrebbe essere perfettamente piatta.

Se davanti al microfono arriva una frequenza di:

  • 100 Hz

  • 500 Hz

  • 2 kHz

  • 10 kHz

  • 18 kHz

l'uscita dovrebbe essere proporzionale in ogni punto dello spettro.

In pratica il microfono non deve aggiungere né togliere nulla.

È uno strumento di misura, non uno strumento musicale.


Perché serve una risposta in frequenza piatta?

Immaginiamo di voler misurare un impianto audio.

Se il microfono enfatizzasse artificialmente i 4 kHz, il software di misura crederebbe che il diffusore produca realmente un eccesso di energia in quella zona.

Il tecnico finirebbe quindi per attenuare inutilmente quella frequenza, peggiorando il risultato finale.

Per questo motivo i microfoni di misura devono essere il più possibile lineari.

La loro risposta viene spesso certificata individualmente dal costruttore.


La calibrazione individuale

Questa è probabilmente la differenza più importante.

Molti microfoni di misura professionali vengono forniti con un file di calibrazione.

Ogni capsula presenta infatti piccole differenze dovute alle tolleranze di produzione.

Il costruttore misura ogni singolo microfono in laboratorio e crea un file contenente le correzioni necessarie.

Software come:

  • REW

  • Smaart

  • SysTune

  • ARTA

utilizzano questo file per compensare automaticamente le piccole irregolarità della capsula.

In questo modo si ottengono misure estremamente accurate.


La direttività

Un'altra caratteristica tipica dei microfoni di misura è la direttività.

La maggior parte utilizza una capsula omnidirezionale.

Perché?

Durante una misura acustica non interessa isolare una sorgente.

Occorre invece acquisire tutto il campo sonoro presente nel punto di misura.

Per questo motivo la risposta deve rimanere il più possibile uniforme indipendentemente dalla direzione di provenienza del suono.


La dimensione della capsula

Osservando un microfono di misura si nota subito un particolare.

La capsula è molto piccola.

Generalmente:

  • 1/2"

  • 1/4"

  • 1/8"

Più la capsula è piccola, migliore sarà la risposta alle alte frequenze e minore sarà l'influenza della diffrazione.

Naturalmente diminuisce anche la sensibilità.

È un compromesso progettuale tipico degli strumenti di misura.


Sensibilità e livello di rumore

I microfoni tradizionali sono spesso ottimizzati per registrare:

  • voci;

  • strumenti;

  • podcast;

  • concerti.

I microfoni di misura devono invece poter rilevare sia livelli molto bassi sia livelli estremamente elevati con la massima precisione.

Il parametro importante non è tanto la "bellezza" del suono, quanto la fedeltà della misura.


Posso registrare una voce con un microfono di misura?

Tecnicamente sì.

Nessuno lo vieta.

Il risultato però difficilmente sarà piacevole.

Una capsula di misura registra qualsiasi dettaglio:

  • rumore della stanza;

  • respiri;

  • riflessioni;

  • sibilanti;

  • imperfezioni della voce.

Quello che per un fonico rappresenta un pregio, per un cantante potrebbe diventare un difetto.


Posso misurare un impianto con un microfono da studio?

Anche in questo caso la risposta è sì.

Ma la misura sarà poco affidabile.

Il software non saprà distinguere ciò che appartiene realmente al diffusore da ciò che viene introdotto dal microfono.

Il risultato potrebbe portare a equalizzazioni completamente errate.


Applicazioni tipiche

Microfoni tradizionali

Sono progettati per:

  • registrazione musicale;

  • podcast;

  • broadcast;

  • doppiaggio;

  • teatro;

  • concerti;

  • ripresa di strumenti;

  • voce parlata.

L'obiettivo è ottenere il miglior suono possibile.


Microfoni di misura

Sono progettati per:

  • taratura di impianti audio;

  • analisi FFT;

  • misura della risposta in frequenza;

  • misura del tempo di riverbero;

  • verifica della fase;

  • misura dell'impulso;

  • certificazioni acustiche;

  • ricerca universitaria.

L'obiettivo è ottenere la massima precisione.


I principali software di misura

Oggi quasi tutti i tecnici audio utilizzano almeno uno di questi programmi:

  • REW (Room EQ Wizard) per analisi acustiche e ambientali.

  • Smaart per la taratura di sistemi audio professionali.

  • SysTune per la messa a punto di grandi impianti.

  • ARTA per misure elettroacustiche.

  • SATlive per analisi in tempo reale.

Tutti questi software danno il meglio di sé solo se utilizzati insieme a un microfono di misura calibrato.


Alcuni microfoni di misura molto diffusi

Tra i modelli più utilizzati dai professionisti troviamo:

  • Earthworks M30

  • Earthworks M23

  • Audix TM1

  • miniDSP UMIK-1

  • Behringer ECM8000

  • iSEMcon EMX-7150

  • Brüel & Kjær (laboratori e ricerca)

Ognuno presenta caratteristiche differenti in termini di precisione, rumore proprio, sensibilità e certificazione.


Conclusioni

Un errore molto comune consiste nel pensare che un microfono di misura sia semplicemente un "microfono più preciso".

In realtà si tratta di uno strumento progettato con una filosofia completamente diversa.

Il microfono tradizionale cerca di valorizzare il suono.

Il microfono di misura cerca di non modificarlo.

Entrambi sono strumenti eccellenti, ma ciascuno è stato progettato per uno scopo specifico.

Conoscere questa differenza permette non solo di scegliere il microfono più adatto, ma anche di evitare errori che potrebbero compromettere una registrazione o la corretta taratura di un impianto audio.


Curiosità

Molti dei grandi concerti internazionali vengono regolati utilizzando microfoni di misura calibrati durante il sound check. Una volta completata la taratura dell'impianto, questi microfoni vengono rimossi e lasciano il posto ai microfoni destinati alla musica. In altre parole, il pubblico non li vede quasi mai, ma senza di loro sarebbe molto più difficile ottenere un sistema audio equilibrato e coerente in tutta l'area d'ascolto.

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